“Lo scrittore e la bambina” su Satisfiction
Maria Caterina Prezioso anteprima. Lo scrittore e la bambina
“Lo scrittore e la bambina” di Maria Caterina Prezioso (Arkadia, 2026 pp. 138 € 15.00) esce nelle librerie l’11 settembre. La nuova, intensa testimonianza narrativa dell’autrice, liberamente ispirata ad accadimenti reali, si muove lungo la spinta vitale della vita, attraverso una scrittura espressiva che integra la rappresentazione di un universo simbolico, emblematico del nostro vissuto, di noi stessi e degli altri, in un profondo equilibrio emotivo e nella rielaborazione evocativa delle esperienze. Maria Caterina Prezioso fa sua la facoltà salvifica della scrittura, regalando ai lettori una storia importante, compiuta intorno ai crocevia cruciali e risolutivi dell’esistenza, laddove la magia di una conoscenza può donare la complicità e l’intesa della condivisione. “Lo scrittore e la bambina” ritrae il contesto umano, sociale e relazionale dello scrittore Ennio Flaiano, ancorato al suo irrequieto sarcasmo letterario e al distacco pungente delle sue opere, individua una bambina come tramite poetico di una prospettiva interiore, punto di riferimento intuitivo e custode di ricordi e di rivelazioni, identifica il valore della relazione in una riconnessione umana, in una incantevole empatia, riconosce la dignità del cuore e la commozione, restituisce l’identità e la libertà della speranza. Maria Caterina Prezioso ammanta lo scenario di una Roma come varco della memoria, accesso dell’anima tra luci e ombre, ironia e insofferenza, il luogo del Quartiere Montesacro come documento autentico di uno spazio che rinasce sotto l’espansione economica e si svela nella direzione degli avvenimenti che abita. Il libro racchiude l’efficacia suggestiva degli incontri, trasportati dall’improvviso e inaspettato alito di vento della fiducia, custodisce l’epica di un’antica resistenza per tutti i personaggi avvolti in un miracoloso destino dei sentimenti. La scrittura di Maria Caterina Prezioso si nutre di verità, culla gli ideali e affronta la realtà, alimenta una dolorosa, commovente ma essenziale visione del mondo e dei contenuti, in un palcoscenico di riflessioni sulla condizione umana, sul legame fatale con le aspettative, su quel filo irrinunciabile di desiderio che non si spezza e stringe il coraggio di affrontare le difficoltà. Ripercorre l’elemento ricorrente di ogni occasione di crescita e di consapevolezza, esplora la tenerezza e il disinganno, supera la superficie paludosa delle illusioni, oltrepassa la sottile, impercettibile linea morale della sofferenza, la fermezza di una composizione descrittiva attuata tra i frammenti di un tempo e la varietà dei linguaggi tenacemente consolidati tra l’eco delle parole e delle immagini. L’autrice accoglie il respiro di una narrazione aperta, viva, il carattere intellettuale e morale di una drammaturgia che ritrova nella sua direzione teatrale il valore di una complessità sensibile. “Lo scrittore e la bambina” consegna la spontaneità di una vicenda, la coincidenza inaspettata di un’amicizia, di uno speciale vincolo familiare, elogia la dedizione materna e l’amore verso l’altro. Protegge la delicatezza di una solida e responsabile sopravvivenza dell’umanità, congeda lo spirito malinconico e nostalgico dello scrittore e la sua acuta inquietudine grazie al sereno e delicato incantesimo della bambina e al suo sguardo felice. La bellezza ritorna al bene, proietta la sua migliore finalità nel disperdere paure e fragilità, nel recuperare la luminosa e meravigliosa capacità immaginativa. Negli occhi di chi vede il percorso delle stagioni e delle epoche si dipana la contemplazione e il sogno di un viaggio dentro la misteriosa risorsa personale di ognuno di noi.
Rita Bompadre
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Al fianco c’è una poltroncina dove sono seduta. A casa nostra ogni telefono ha una sedia o poltroncina vicino.
Mi alzo in piedi e mi guardo allo specchio.
«Ma io sono sola anche se molto amata…»
Mi sorrido allo specchio. Credo di sapere cosa prova. Me la ricordo bene la voce di zio quando mi ha raccontato di Lelé. Quella di zio Flaiano è una sorta di malinconia, chiamiamola così, e ne soffre anche la mamma. Ti prende alla pancia e non ti lascia più. È come quando fuori piove, ma non è un gioco di carte, non serve a ricordarti quale seme comanda. È come quando la mamma è triste di lasciarmi a casa da sola per andare a lavorare. È come quando la ragazzina sorda della classe differenziale fatica a parlare, ma mi vuole assolutamente dire qualcosa. La stessa espressione negli occhi, la stessa inclinazione della voce, la stessa fatica.
Ed è allora che arrivo io, non per piegarmi a quel sentimento, ma per distrarlo e allontanarlo in modo che non faccia più male. Ed è allora che provo a farvi ridere oppure mi basta un sorriso, un sorriso piccolo, piccolo.
«Zio Flaiano ci sei? Stai sorridendo vero?»
Continuo a guardarmi allo specchio. In fondo è facile, basta allargare le labbra e anche gli occhi ridono.
«Sì bambina, sto sorridendo davvero.»
Non so perché, ma alle persone grandi appena dici la parola “guerra” gli brillano gli occhi e sanno tutto su tutto, conoscono la migliore strategia e perché sia così necessario combattere. Nonostante la guerra in Vietnam sia una guerra lontana, se ne parla spesso nei bar, alle cene e alle feste degli adulti.
A me rimane il sospetto che non sappiano neanche esattamente dove si trova il Vietnam. Però gli piace tanto dire male dei “musi gialli” così li chiamano.
Ascolto e cerco di comprendere, ma non è così semplice. Non riesco proprio a capire il perché di una guerra. Cioè ci sono i buoni e i cattivi, ma a volte a me i buoni sembrano dei grandi furbi e i cattivi hanno solo una gran smania di conquistare territori e non si capisce il perché visto che di terra i cattivi ne hanno già a sufficienza. Ma non è mai abbastanza a quanto pare.
Nella parola guerra c’è una complessità che non mi spiego. Un popolo contro un altro popolo mi sembra scemo perché ci sarà pure qualcuno in quel popolo che la pensa diversamente e ci sarà anche qualcuno in quell’altro popolo che sotto, sotto è a favore del primo popolo. Capisco di più una lotta tra un essere umano e un altro essere umano. Ma una sfida tra popoli è sempre impari e c’è sempre qualcosa che non torna mai nei conti. Soprattutto quando si è finito di lottare e qualcuno deve dichiararsi vincitore e capire cosa ha vinto davvero.
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