“Il viaggiatore dei lumi” su Tottus in pari
“IL VIAGGIATORE DEI LUMI” L’ULTIMA FATICA LETTERARIA DI ADRIANA VALENTI SABOURET PER ARKADIA EDITORE
Adriana Valenti Sabouret conduce da anni ricerche storiche, su testi e presso archivi, in special modo a Parigi, pubblici, religiosi, notarili o privati, sulle figure fondamentali della cosiddetta Sarda Rivoluzione, che agitò la Sardegna nel triennio 1793-1796.
Molti di questi rivoluzionari finirono esuli a Parigi, tra cui Giovanni Maria Angioy. Adriana ha cercato le loro tracce e, ove possibile, le loro sepolture.
Nel suo primo romanzo, per la casa editrice Arkadia, intitolato Madame Dupont, ossia la vedova francese che ospitò nel suo hotel l’Alter Nos, sempre più malato e debole, ripercorriamo gli anni dell’esilio angioiano fino alla morte e il funerale di cui si occupò, in assenza di famiglia o amici stretti, la padrona di casa.
Durante le sue approfondite e appassionate ricerche, Adriana si è resa conto che le figlie di Angioy sono praticamente sparite dalla Storia, ricordate a malapena come coloro che rinnegarono il padre morto in esilio. A questo punto, ha preso la sua lente d’ingrandimento e ha cercato ogni traccia delle tre ragazze, che, è vero, rifiutarono di incontrare Madame Dupont, giunta in Sardegna per raccontar loro gli ultimi anni del loro padre, e presentarne il testamento, dove le pregava di saldare il suo debito nei confronti della Francese che lo aveva assistito fino all’ultimo, ma avevano avuto sicuramente una vita segnata dal lutto della loro mamma morta giovane e dall’assenza del padre impegnato in politica prima ed esule poi.
Quindi nel secondo romanzo storico di Adriana Valenti Sabouret, Le nobili sorelle Angioy (editriceArkadia), seguiamo le vicende delle tre bimbe orfane in collegio, poi con la nonna autoritaria, che non stimava affatto il loro padre perché “non si comportava da nobiluomo e da fedele suddito dei Savoia”, diventare fanciulle poi donne, mogli, madri.
Possibile, si chiede l’autrice, che abbiano rinnegato completamente il padre? Fino a che, con sorpresa, scopre che una delle tre sorelle battezza il secondo figlio maschio con il nome del nonno materno, ormai defunto. Se ne deduce che l’apparente allontanamento delle figlie dell’Alter Nos, era soprattutto politicamente opportuno, per evitare guai o ritorsioni anche ai loro mariti, che ricoprivano incarichi dipendenti dall’amministrazione Sabauda, ma non lo era dal cuore.
Adriana Valenti Sabouret ci accompagna, con mano leggera e tanto rispetto, nel percorso delle tre ragazze, poi donne, in una Cagliari in chiaroscuro, sfolgorante e abbacinante di sole, umidità, vento e alberi; case che, come in un film di Bergman, passano dal sole che fa brillare le porcellane alla penombra, non solo del tramonto o delle tende ben chiuse, ma anche dei tormenti nell’anima inquieta delle nobili sorelle Angioy. Il passare delle stagioni, meteorologico e con i diversi frutti, accentua nella composizione dei quadretti familiari, dei tableaux vivants, una suggestione a tratti caravaggesca che ben si armonizza con le vite descritte dall’autrice, dove la pace quieta di giardini in fiore rasserena le persone (non me la sento di definirli personaggi), le rende verosimili e ce le fa seguire con affettuosa partecipazione durante anni storicamente difficili, uno per tutti, il famigerato Annu Doxi, il 1812 e l’epidemia di febbre gialla che falcidiò la città di Cagliari. L’accuratezza storica aggiunge preziosità alla ricostruzione, rendendo la lettura ricca di dettagli e nozioni sul periodo descritto.
L’autrice ha continuato a seguire le tracce dei rivoluzionari, che, nel tentativo di scrollar di dosso l’odiato giogo Sabaudo dal popolo Sardo, sempre più impoverito e tartassato di obblighi e gabelle, cercarono di mettersi in contatto con il governo Francese e con lo stesso Napoleone, sperando di ricevere supporto nella lotta contro il governo dei Savoia.
Nel saggio dedicato ai Rivoluzionari Sardi in Francia, sempre per la casa editrice Arkadia, l’autrice ripercorre le vicende storiche alla luce di quanto finora studiato (questa pagina di storia sarda non ha mai goduto di eccessivi favori da parte degli storici, come sempre la Storia la scrivono i vincitori) e aggiunge le notizie che lei stessa ha reperito in questi anni sui nomi di spicco di questi avvenimenti: Francesco Sanna Corda, l’Angioy, Francesco Cilloco, Gioacchino Mundula, don Michele Obino, il console francese a Cagliari, la madre di Napoleone e il cardinale Fesch.
Dalla lettura nasce la constatazione che il livello del valore dei politici sardi che tentarono di coinvolgere la Francia nell’affrancamento dai Savoia era veramente altissimo: capacità di analisi e vedute lunghissime, in anni in cui l’unico obiettivo del Re di Sardegna era potenziare il Piemonte e non certo l’isola, vista come dispensa e bottino di forniture varie. Peccato perché neanche in seguito abbiamo visto livelli simili, ma questa è davvero un’altra storia.
Tra i personaggi di spicco finiti sotto la lente dell’autrice, troviamo infine il dottor Pietro Antonio Leo, protagonista del suo ultimo romanzo, anche questo per la casa editrice Arkadia, intitolato Il viaggiatore dei Lumi. Il dottore è un uomo che si è fatto da sé.
Nato nel villaggio agropastorale di Arbus nel 1766, fin da giovanissimo ha sete di sapere e vuole fare il medico, curare il prossimo. La famiglia non asseconda questo desiderio, sono necessarie le braccia del ragazzo per aiutare nei campi.
Grazie all’aiuto di uno zio prete, studia prima al seminario, poi agli Scolopi e infine frequenta l’università di Cagliari, cercando di mantenersi facendosi assumere come “maiolo” da famiglie nobili e facoltose.
Dopo aver ottenuto la laurea, diventa dottore e poi docente nella stessa Università.
Non smette mai di studiare e approfondire le sue conoscenze di medicina, chirurgia e farmacopea.
Avendo compiuto un salto di classe sociale, sposa una ragazza della borghesia di Cagliari, continuando nel frattempo i suoi viaggi di studio.
In Toscana, entra in contatto con i dottori Vaccà Berlinghieri, padre e figli, apprendendo le novità sulla neonata disciplina della Anatomia, ostacolata dalla Chiesa e praticata con mille difficoltà e contro il pregiudizio morale.
Durante l’ultimo, a Parigi, dove frequenta gli esuli sardi, quasi in una forma di antesignano “circolo dei sardi”, si ammala e muore.
Non abbiamo la certezza che condividesse le idee prettamente rivoluzionarie di Angioy, Obino e sodali. Ma esce un ritratto di un uomo illuminato, di idee liberali, la cui missione di cura era verso tutti, specie le fasce più deboli della società, come i carcerati e i poveri, all’epoca non raggiunte dai medici e le terapie. Un medico che ha preso sul serio il Giuramento di Ippocrate, senza trasformarlo in giuramento d’ipocrita.
L’accuratezza storica è ancora una volta uno dei meriti dell’autrice, che ci immerge anche stavolta nelle atmosfere Settecentesche di Cagliari e della Sardegna, isola ma non isolata, dove il dottor Leo si muove e opera. E lavora tanto bene da far conoscere le sue ricerche pure da Società scientifiche e culturali non solo d’oltre Tirreno ma anche estere. I suoi viaggi di studio appaiono quasi una metafora della vita: un percorso da sé verso gli altri, l’incognita della scoperta, l’apprendimento e l’evoluzione della propria crescita personale, umana e di appartenenza a un mondo che cambia.
Adriana Valenti Sabouret non smette di accompagnarci alla scoperta dei suoi personaggi col suo consueto garbo, delicatezza e rispetto. Non ci offre figure piatte, monocolori, ma ci restituisce persone, che agiscono, pensano, amano e interagiscono in maniera tridimensionale in un mondo in fermento, tra rallentamenti di chi è ancora impantanate nell’Ancien Régime (che in Francia era appena stato scardinato) e spinte in avanti verso il progresso, se non della Rivoluzione, della scienza e delle tecnologie nascenti o in embrione.
Luciana Ortu
La recensione su Tottus in pari


