“Il conciaossa” su Modulazioni Temporali
Paola Musa e il sapore delle borgate ne “Il conciaossa”
“Il conciaossa” di Paola Musa (Arkadia, 2026, pp. 140, euro 15,00) è un romanzo intenso e profondamente reale che ci accompagna nella periferia romana, in compagnia di Michele Miluzzi, un uomo solo ai margini, che cerca disperatamente un senso alla propria esistenza.
Nel palazzo di fronte a lui abita Matilde, una donna sola e triste, vedova di un uomo legato alla malavita della borgata. Il suo sguardo malinconico fa da specchio alla vita e alla solitudine di Michele, che è infatuato di lei e la osserva dalla finestra del suo appartamento. Matilde diventa così il suo unico punto fermo, una presenza silenziosa ma fondamentale, un punto di luce.
Michele si potrebbe definire un sensitivo, perché conosce talmente bene le dinamiche di quartiere che ne riesce ad anticipare le mosse, ad esempio annunciando al vicinato l’arrivo della polizia. Il suo segnale è friggere, è questo il semplice gesto che il protagonista trasforma in un mezzo fondamentale di comunicazione e che lo aiuta a non restare invisibile e a farsi notare dagli altri. Anche se, capirà a sue spese, a volte non bisogna oltrepassare i propri limiti.
Il romanzo si inserisce in una serie dedicata ai sette vizi capitali e rappresenta il sesto, la gola. Michele incarna questo vizio in una forma simbolica e profonda: non solo fame di cibo, ma anche bisogno di amore, attenzione e integrazione. Il cibo diventa per lui un linguaggio, un modo per riempire i vuoti interiori e per creare un legame con gli altri.
Paola Musa descrive la vita di borgata in modo crudo e reale, con i suoi rischi e pericoli, segnata dal degrado, dallo spaccio e da dipendenze che diventano ossessioni. Allo stesso tempo, riesce a farlo attraverso una scrittura poetica e malinconica, capace di farci arrivare fin dentro l’animo di chi queste borgate le vive.
Marianna Zito
La recensione su Modulazioni Temporali




